DANTE: LA VITA E LE OPERE

  

LA DIVINA COMMEDIA

  1. Il viaggio
  2. La struttura del poema
  3. Le guide
  4.  I tre Regni dell'Otretomba
  5. I significati

Il viaggio

La Divina Commediaè in primis il racconto di un viaggio immaginario: Dante narra di di aver visitato, all'età di 35 anni, i tre regni dell'Aldilà da vivo, e di essere tornato per portare all'umanità un messaggio di penitenza e di conversione. Il viaggio dura una settimana, a partire dalla primavera del '300,  e inizia quando Dante, trovandosi al centro di una "selva oscura" (simbolo del peccato) riceve l'aiuto dell'anima di Virgilio, che gli annuncia la necessità di fargli visitare Inferno, Purgatorio e Paradiso. I due scendono così nella voragine infernale, buia, piena di fetori ed orrori, popolata dalle anime dei dannati, punite con un supplizio che ricorda la loro colpa o per somiglianza o per opposizione. Dante, guidato da Virgilio, si sofferma a volte a parlare con loro, spesso si commuove sentendo le storie di alcuni, ma prova anche soddisfazione guardando le pene di altri.
Arrivati al fondo dell'Inferno, risalendo lungo il corpo di Lucifero, conficcato al centro della terra, Dante e Virglio ritornano sulla superficie terrestre, e iniziano l'ascesa della montagna del Purgatorio, situata agli antipodi rispetto all'Europa.

Il monte è diviso in sette gironi, e i due poeti li percorrono tutti femandosi spesso a parlare con i penitenti. I  toni sono qui molto diversi rispetto a quelli dell'Inferno: le anime sono pervase dalla speranza di poter presto risalire verso il Paradiso, e chiedono  a Dante di pregare per loro una volta tornato a casa, perchè le preghiere de vivi accorciano il tempo di penitenza dei defunti. L'Alighieri, sulla cui fronte un angelo ha impresso sette P simbolo dei sette peccati capitali, segue a sua volta un percorso di espiazione simile a quello delle anime che interroga. Sulla cima del Purgatorio c'è il Paradiso Terrestre, e a questo punto Virgilio, non degno di salire fino al Paradiso perchè in vita non ha ricevuto il Battesimo, abbandona Dante alla guida di Beatrice.

L'ultimo regno è diviso in nove cieli, ciascuno popolato da anime caratterizzate da una specifica virtù. Più si sale verso l'alto, più intensa diventa la luce e il grado di beatitudine, proporzionale alla vicinanza con Dio, centro del Paradiso e di tutto l'universo. Anche qui Dante ha la possibilità di parlare con i Beati, ponendo  domande sulla loro storia, ma anche riguardo questioni teologiche e morali. Giunto infine nell'Empireo, la parte del Paradiso più vicina a Dio, il poeta viene lasciato da Beatrice alla guida di S. Bernardo, simbolo del misticismo, e grazie alla sua intercessione può guardare la Vergine, circondata dalla Rosa dei Beati, e infine immergersi nella contemplazione di Dio.

La struttura del poema

La Divina Commedia è organizzata secondo una perfetta struttura matematico-simbolica che deve rispecchiare la perfezione di Dio e del creato. L'opera è divisa in tre cantiche (= parti), ciascuna corrispondente ad un regno: Inferno, Purgatorio e Paradiso. Ognuna di queste  è composta a sua volta da 33 canti, più un canto introduttivo all'inizio dell'Inferno, per un totale di 100 canti. Tutto il poema quindi è basato sui due numeri sacri 3 (che richiama la Trinità) e 10 (pari a 1, simbolo dell'unità divina, + 3*3). La più grande innovazione introdotta dall'Alighieri è però l'uso della terzina di endecasillabi con rima incatenata (schema : ABA BCB), struttura metrica introdotta per la prima volta da lui, e che permette di far rimare ciascun verso 3 volte, riprendendo così uno dei numeri - chiave di tutto il poema.

Le guide

In ciascuno dei tre regni Dante è accompagnato da un'anima che ha il compito di guidarlo nella visita dell'Aldilà e di sciogliere alcuni suoi dubbi riguardo problemi teologici, astronomici, geografici, ecc... Le guide che si avvicendano aumentano di prestigio man mano che ci si  avvicina al Paradiso, inoltre il numero di canti in cui operano è inversamente proporzionale alla loro importanza. Ciascuna di esse ha una valenza sia allegorica sia letterale, cioè è al tempo stesso una guida "storica" che mantiene le caratteristiche  avute durante la vita (es: Virgilio rimane  il poeta latino che ha operato alla corte di Augusto, S. Bernardo è sempre un mistico medievale ecc...) ma in più diventa anche simbolo di particolari virtù. Questa caratteristica, che accomuna i personaggi della Divina Commedia a molte figure bibbliche, è stata evidenziata in particolare da Auerbach in Mimesis, e rientra nella cosiddetta "interpretazione figurale" del poema.

Le guide sono:

 Dante e Virgilio nel Purgatorio dipinti da Dorè -Virgilio:  è l'anima che viene mandata in soccorso da Beatrice   per aiutare Dante smarritosi nella "selva oscura", accompagna  l'Alighieri per quasi 2/3 dell'opera, dal 1° girone infernale (canto  I dell'Inferno)  fino  al Paradiso Terrestre (canto XXX del  Purgatorio). Essendo un poeta pagano, che quindi non ha  ricevuto il Battesimo, risiede nel Limbo, più in particolare nel  "nobile castello", luogo in cui dimorano gli spiriti sapienti  dell'antichità che non possono vedere Dio perchè non hanno  conosciuto la vera fede. Virgilio assume nel poema anche un  significato allegorico: egli è infatti simbolo della ragione umana  che, pur potendo avvicinarsi a Dio, non riesce a comprenderlo  perché non è illuminata dalla luce della Rivelazione. Virgilio,  oltre ad essere  il  maestro e ispiratore in  campo letterario di Dante, è anche la guida a cui forse l'Alighieri si
affeziona di più durante il viaggio, tanto da dedicargli un commuovente addio al momento del commiato (vv. 49-54 del canto XXX del Purgatorio).

 

 

 

-Stazio: è per così dire una guida intermedia tra Virgilio e Beatrice. Le opere di Stazio erano molto lette e apprezzate nel Medioevo, e parecchi esegeti, sulla base di alcuni suoi versi, pensavano che si fosse convertito segretamente al Cristianesimo. Seguendo questa tradizione l'Alighieri lo colloca nel  Purgatorio, dunque tra le anime salve. Dante e Virgilio lo incontrano al canto XXI, nel momento in cui ha finito la sua purificazione ed è  pronto a risalire verso il Cielo; i tre poeti viaggeranno insieme fino al Paradiso Terrestre. Stazio non si sostituisce quindi a Virgilio, ma più che altro riveste un ruolo di supporto per alcuni canti.

-Beatrice: è la protagonista della Vita Nuova e di molte poesie dantesche, nonchè la donna a cui il poeta rimarrà sempre legato. Nella Divina Commedia Dante ne celebra l'apoteosi, facendola diventare anima santa (Beatrice proviene dal Paradiso), simbolo della Teologia, e a tratti quasi "figura Christi". Beatrice compare nel canto XXX del Purgatorio, adorna dei colori delle virtù teologali, al centro di una lunga processione che rappresenta la storia della Chiesa,  e lo accompagnerà fino al XXXI° del Paradiso, cioè fino all'Empireo, sede dei Beati. A lei, nel momento del commiato, Dante dedica un 12 bellissimi versi di riconoscenza e di lode (Paradiso, canto XXXI, vv. 79-90).

Dante e S. Bernardo nell'Empireo raffigurati da Dorè  -S. Bernardo di Chiaravalle: è l'ultima guida di Dante, colui   che condurrà il poeta alla contemplazione della Rosa dei Beati, della  Vergine e, negli ultimi versi, di Dio. Eremita e devoto della Madonna, simboleggia il misticismo, necessario per poter arrivare alla contemplazione della Trinità. Nell'ultimo canto rivolge a Maria una preghiera di intercessione rimasta poi famosa in tutta la tradizione cristiana (Paradiso, canto XXXIII, vv. 1-39).









    I tre Regni dell'Otretomba

I tre Regni dell'Oltretomba dantesco sono strutturati secondo una perfetta organizzazione razionale, che lega la loro conformazione ai peccati o alle virtù delle anime che li popolano.

Struttura dell'INferno dantesco  -Inferno
. È concepito come una profonda gola, che da  Gerusalemme scende fino al centro della Terra. Si è  formato a seguito della cacciata di Lucifero dal Paradiso,  quando l'angelo ribelle, precipitando, andò a conficcarsi  al centro del globo terrestre. L'Inferno dantesco è  suddiviso in 9 cerchi, più un "vestibolo" in cui sono  puniti gli "ignavi", cioè coloro che in vita non fecero nè  bene nè male. In ciascun cerchio è punito un peccato con  un supplizio che lo ricorda per somiglianza o per  contrasto (legge del contrappasso).                  
 Fatta eccezione per il Limbo, separato dagli altri dannati,  l'Inferno dantesco risulta sostanzialmente tripartito: nella  prima zona troviamo i peccatori di incontinenza suddivisi  in quattro cerchi (lussuriosi, golosi, avari e prodighi,  iracondi); nel sesto cerchio, all'interno della città di Dite,  dimorano invece gli eretici, categoria tenuta un po' a  parte nella classificazione dantesca. La seconda zona  (settimo cerchio) invece è popolata dai violenti,  distribuiti in tre gironi a seconda che abbiano commesso  violenza contro il prossimo, se stessi, o Dio). Nella terza  e ultima parte del Regno infernale hanno sede i traditori, divisi tra coloro che hanno tradito chi non si fidava (ottavo cerchio), o chi si fidava (nono cerchio). Tra questi ultimi troviamo Giuda, Bruto e Cassio, eternamente masticati da Lucifero, conficcato al centro della Terra.





 
Immagine della strittura del Purgatorio-Purgatorio. Se l'Inferno è rappresentato da Dante come una voragine, il Purgatorio è al contrario una montagna, formatasi con la terra spostata da Lucifero al momento della sua caduta dal Paradiso. Mentre i dannati sono tormentati sulla base della loro colpa più grave, le anime del Purgatorio devono espiare tutti e sette i vizi capitali prima di ascendere al Cielo. Nella parte bassa della montagna sostano prima di poter iniziare la loro penitenza i morti scomunicati, coloro che si pentirono in fin di vita, gli uomini morti violentemente e i principi negligenti. Dopo questa prima zona iniziano le sette cornici vere e proprie: le prime tre raccolgono coloro che hanno diretto il loro amore verso un oggetto sbagliato (superbi,
 invidiosi, iracondi), nella quarta gli accidiosi scontano il loro tiepido amore verso Dio, le anime che si trovano nelle ultime tre sono invece contraddistinte da un eccessivo amore per i beni terreni (avari, golosi, lussuriosi). Sulla cima della montagna troviamo il fiume Lete, nel quale le anime si immergono per essere totalmente purificate dalle loro colpe alla fine della penitenza, e il Paradiso Terrestre.



 
-Paradiso. nel terzo regno le anime dimorano tutte nell'Empireo, più o meno vicine a Dio a seconda del loro grado di beatitudine,Struttura del Paradiso ma compaiono a Dante nei diversi cieli che formano il Cosmo sia per mostrargli un'immagine concreta del loro gaudio,  sia per abituare via via i suoi sensi al grado sempre maggiore di  luminosità. La classificazione corrisponde alle categorie  medievali della vita mondana, attiva e contemplativa. Nella  prima categoria rientrano gli spiriti che appaiono nei primi tre  cieli: coloro che mancarono ai voti (cielo della Luna), che si  impegnarono per raggiungere la gloria terrena (cielo di  Mercurio), o naturalmente predisposti all'amore (cielo di  Venere). Gli esponenti della vita attiva invece dimorano nelle  sfere del Sole (sapienti), di Marte (combattenti per la Fede), di
 Giove (giusti); infine i contemplativi risplendono nel cielo di  Saturno. Oltre le sfere dei pianeti ogni categoria umana viene  messa da parte per lasciare il posto alla vicenda divina: nel cielo delle Stelle fisse compaiono Adamo e gli apostoli di Gesù, inoltre vengono rappresentati il trionfo di Cristo e l'incoronazione di Maria; nel Primo Mobile hanno sede le intelligenze angeliche. Infine nell'Empireo, vera sede dei Beati, le anime vengono suddivise per gruppi sulla base del criterio distintivo della carità.


 

I significati

Sarebbe troppo lungo soffermarsi sui diversi livelli di significato della Commedia, per questa sede sarà sufficiente dire che Dante nel suo poema ricalca i tre livelli di significato delle Sacre Scritture: letterale, allegorico e morale; la sua volontà è quindi quella di scrivere un "poema sacro", che si allacci volutamente alla Bibbia e che contenga il messaggio di Dio all'uomo moderno.Come la Scrittura quindi, anche la Divina Commedia ha un significato letterale, cioè è il racconto di un viaggio che nella finzione letteraria l'Alighieri ha davvero compiuto, allegorico, perchè questo viaggio rappresenta metaforicamente un cammino di espiazione, e morale, nel senso che il poema è anche un perentorio invito ad una immediata conversione. In quest'ottica quindi Dante stesso, pur non perdendo le sue caratteristiche di uomo reale e di protagonista dell'opera, diventa anche il simbolo dell'umanità intera, quindi di ogni uomo, rappresentato nellsuo continuo tentativo di ascendere verso Dio.

 
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