Il monte è diviso in sette gironi, e i due poeti li percorrono tutti femandosi spesso a parlare con i penitenti. I toni sono qui molto diversi rispetto a quelli dell'Inferno: le anime sono pervase dalla speranza di poter presto risalire verso il Paradiso, e chiedono a Dante di pregare per loro una volta tornato a casa, perchè le preghiere de vivi accorciano il tempo di penitenza dei defunti. L'Alighieri, sulla cui fronte un angelo ha impresso sette P simbolo dei sette peccati capitali, segue a sua volta un percorso di espiazione simile a quello delle anime che interroga. Sulla cima del Purgatorio c'è il Paradiso Terrestre, e a questo punto Virgilio, non degno di salire fino al Paradiso perchè in vita non ha ricevuto il Battesimo, abbandona Dante alla guida di Beatrice.
L'ultimo regno è diviso in nove cieli, ciascuno popolato da anime caratterizzate da una specifica virtù. Più si sale verso l'alto, più intensa diventa la luce e il grado di beatitudine, proporzionale alla vicinanza con Dio, centro del Paradiso e di tutto l'universo. Anche qui Dante ha la possibilità di parlare con i Beati, ponendo domande sulla loro storia, ma anche riguardo questioni teologiche e morali. Giunto infine nell'Empireo, la parte del Paradiso più vicina a Dio, il poeta viene lasciato da Beatrice alla guida di S. Bernardo, simbolo del misticismo, e grazie alla sua intercessione può guardare la Vergine, circondata dalla Rosa dei Beati, e infine immergersi nella contemplazione di Dio.
La Divina Commedia è organizzata secondo una perfetta struttura matematico-simbolica che deve rispecchiare la perfezione di Dio e del creato. L'opera è divisa in tre cantiche (= parti), ciascuna corrispondente ad un regno: Inferno, Purgatorio e Paradiso. Ognuna di queste è composta a sua volta da 33 canti, più un canto introduttivo all'inizio dell'Inferno, per un totale di 100 canti. Tutto il poema quindi è basato sui due numeri sacri 3 (che richiama la Trinità) e 10 (pari a 1, simbolo dell'unità divina, + 3*3). La più grande innovazione introdotta dall'Alighieri è però l'uso della terzina di endecasillabi con rima incatenata (schema : ABA BCB), struttura metrica introdotta per la prima volta da lui, e che permette di far rimare ciascun verso 3 volte, riprendendo così uno dei numeri - chiave di tutto il poema.
In ciascuno dei tre regni Dante è accompagnato da un'anima che ha il compito di guidarlo nella visita dell'Aldilà e di sciogliere alcuni suoi dubbi riguardo problemi teologici, astronomici, geografici, ecc... Le guide che si avvicendano aumentano di prestigio man mano che ci si avvicina al Paradiso, inoltre il numero di canti in cui operano è inversamente proporzionale alla loro importanza. Ciascuna di esse ha una valenza sia allegorica sia letterale, cioè è al tempo stesso una guida "storica" che mantiene le caratteristiche avute durante la vita (es: Virgilio rimane il poeta latino che ha operato alla corte di Augusto, S. Bernardo è sempre un mistico medievale ecc...) ma in più diventa anche simbolo di particolari virtù. Questa caratteristica, che accomuna i personaggi della Divina Commedia a molte figure bibbliche, è stata evidenziata in particolare da Auerbach in Mimesis, e rientra nella cosiddetta "interpretazione figurale" del poema.
Le guide sono:
-Virgilio: è l'anima che viene mandata in soccorso da Beatrice per aiutare Dante smarritosi nella "selva oscura", accompagna l'Alighieri per quasi 2/3 dell'opera, dal 1° girone infernale (canto I dell'Inferno) fino al Paradiso Terrestre (canto XXX del Purgatorio). Essendo un poeta pagano, che quindi non ha ricevuto il Battesimo, risiede nel Limbo, più in particolare nel "nobile castello", luogo in cui dimorano gli spiriti sapienti dell'antichità che non possono vedere Dio perchè non hanno conosciuto la vera fede. Virgilio assume nel poema anche un significato allegorico: egli è infatti simbolo della ragione umana che, pur potendo avvicinarsi a Dio, non riesce a comprenderlo perché non è illuminata dalla luce della Rivelazione. Virgilio, oltre ad essere il maestro e ispiratore in campo letterario di Dante, è anche la guida a cui forse l'Alighieri si
affeziona di più durante il viaggio, tanto da dedicargli un commuovente addio al momento del commiato (vv. 49-54 del canto XXX del Purgatorio).
-Stazio: è per così dire una guida intermedia tra Virgilio e Beatrice. Le opere di Stazio erano molto lette e apprezzate nel Medioevo, e parecchi esegeti, sulla base di alcuni suoi versi, pensavano che si fosse convertito segretamente al Cristianesimo. Seguendo questa tradizione l'Alighieri lo colloca nel Purgatorio, dunque tra le anime salve. Dante e Virgilio lo incontrano al canto XXI, nel momento in cui ha finito la sua purificazione ed è pronto a risalire verso il Cielo; i tre poeti viaggeranno insieme fino al Paradiso Terrestre. Stazio non si sostituisce quindi a Virgilio, ma più che altro riveste un ruolo di supporto per alcuni canti.
-Beatrice: è la protagonista della Vita Nuova e di molte poesie dantesche, nonchè la donna a cui il poeta rimarrà sempre legato. Nella Divina Commedia Dante ne celebra l'apoteosi, facendola diventare anima santa (Beatrice proviene dal Paradiso), simbolo della Teologia, e a tratti quasi "figura Christi". Beatrice compare nel canto XXX del Purgatorio, adorna dei colori delle virtù teologali, al centro di una lunga processione che rappresenta la storia della Chiesa, e lo accompagnerà fino al XXXI° del Paradiso, cioè fino all'Empireo, sede dei Beati. A lei, nel momento del commiato, Dante dedica un 12 bellissimi versi di riconoscenza e di lode (Paradiso, canto XXXI, vv. 79-90).
-S. Bernardo di Chiaravalle: è l'ultima guida di Dante, colui che condurrà il poeta alla contemplazione della Rosa dei Beati, della Vergine e, negli ultimi versi, di Dio. Eremita e devoto della Madonna, simboleggia il misticismo, necessario per poter arrivare alla contemplazione della Trinità. Nell'ultimo canto rivolge a Maria una preghiera di intercessione rimasta poi famosa in tutta la tradizione cristiana (Paradiso, canto XXXIII, vv. 1-39).
-Inferno. È concepito come una profonda gola, che da Gerusalemme scende fino al centro della Terra. Si è formato a seguito della cacciata di Lucifero dal Paradiso, quando l'angelo ribelle, precipitando, andò a conficcarsi al centro del globo terrestre. L'Inferno dantesco è suddiviso in 9 cerchi, più un "vestibolo" in cui sono puniti gli "ignavi", cioè coloro che in vita non fecero nè bene nè male. In ciascun cerchio è punito un peccato con un supplizio che lo ricorda per somiglianza o per contrasto (legge del contrappasso).
-Purgatorio. Se l'Inferno è rappresentato da Dante come una voragine, il Purgatorio è al contrario una montagna, formatasi con la terra spostata da Lucifero al momento della sua caduta dal Paradiso. Mentre i dannati sono tormentati sulla base della loro colpa più grave, le anime del Purgatorio devono espiare tutti e sette i vizi capitali prima di ascendere al Cielo. Nella parte bassa della montagna sostano prima di poter iniziare la loro penitenza i morti scomunicati, coloro che si pentirono in fin di vita, gli uomini morti violentemente e i principi negligenti. Dopo questa prima zona iniziano le sette cornici vere e proprie: le prime tre raccolgono coloro che hanno diretto il loro amore verso un oggetto sbagliato (superbi,
ma compaiono a Dante nei diversi cieli che formano il Cosmo sia per mostrargli un'immagine concreta del loro gaudio, sia per abituare via via i suoi sensi al grado sempre maggiore di luminosità. La classificazione corrisponde alle categorie medievali della vita mondana, attiva e contemplativa. Nella prima categoria rientrano gli spiriti che appaiono nei primi tre cieli: coloro che mancarono ai voti (cielo della Luna), che si impegnarono per raggiungere la gloria terrena (cielo di Mercurio), o naturalmente predisposti all'amore (cielo di Venere). Gli esponenti della vita attiva invece dimorano nelle sfere del Sole (sapienti), di Marte (combattenti per la Fede), di